L’impatto dell’ondata di caldo sui negozi
Al termine dell’ondata di caldo di quest’estate, gli effetti delle temperature molto elevate possono essere analizzati in base a diversi criteri.
Il primo criterio da tenere in considerazione è la temperatura di condensazione dell’impianto di refrigerazione; infatti, a causa della loro vetustà, gli impianti di refrigerazione e climatizzazione nei negozi non sono stati progettati per sopportare temperature così elevate come quelle registrate di recente. Ad esempio, a Lille, gli impianti erano storicamente dimensionati per temperature esterne di 32 °C. Tuttavia, con temperature che raggiungono i 42 °C, questi impianti possono mostrare segni di malfunzionamento, soprattutto in assenza di una manutenzione adeguata.
Il secondo criterio è la manutenzione degli impianti. Se non viene effettuata regolarmente, può causare guasti e inefficienze. Come sottolineato durante il Forum Froid CVC di Perifem in Francia quest’estate, le catene che non hanno avuto problemi rilevanti nelle ultime settimane sono quelle che dispongono di impianti recenti o che hanno investito in una manutenzione regolare. Sebbene la manutenzione sia una questione cruciale, essa è costantemente messa alla prova dall’evoluzione delle normative e dalla carenza di personale qualificato.
Il terzo criterio è l’impatto diretto sulla catena del freddo. Se la temperatura nel negozio supera i 26 °C, gli armadi frigoriferi iniziano a funzionare male. A 27 °C la situazione peggiora ulteriormente e a 30 °C gli armadi frigoriferi possono subire gravi danni. Ciò rappresenta un grave problema per la sicurezza alimentare e la continuità operativa. Tanto più che, durante le ondate di caldo, le abitudini di consumo delle famiglie cambiano: un maggiore consumo di prodotti freschi e surgelati comporta un aumento delle aperture delle porte dei banchi frigo. Il consumo eccessivo di energia elettrica può causare interruzioni di corrente e le catene di negozi possono decidere di attuare misure di alleggerimento del carico per preservare determinate aree.
Alla luce di queste constatazioni, quali sono le soluzioni?
A breve termine, la prima misura da adottare è quella di mettere in atto interventi di manutenzione e pulizia. Ciò comprende la pulizia e la decalcificazione dei condensatori sul tetto, delle celle frigorifere nel negozio e la verifica dei quadri elettrici e dei generatori.
Lo spegnimento selettivo dei banchi frigo rappresenta anch’esso una soluzione per evitare un guasto generalizzato. È possibile scollegare una parte dei banchi frigo per alleggerire il carico della centrale di refrigerazione. Ciò riduce l’offerta in negozio, ma limita il rischio di un guasto generalizzato e di spreco alimentare.
Il raffreddamento notturno , dal canto suo, permette di sfruttare l’inerzia termica degli edifici abbassando la temperatura dei negozi durante la notte, in particolare tra le 5 e le 8 del mattino. Questa operazione può contribuire a mantenere temperature accettabili durante il giorno.
A lungo termine, la modernizzazione degli impianti è indispensabile.
La normativa europea sui refrigeranti (F-Gas) obbliga le catene commerciali a modernizzare i propri impianti. Oltre alla riduzione delle quantità di refrigeranti ad alto GWP immessi sul mercato e ai divieti, le architetture si stanno evolvendo verso sistemi più decentralizzati o semi-distribuiti. Ciò rappresenta un’opportunità per integrare fin da ora i vincoli legati al cambiamento climatico. Adattare queste apparecchiature a temperature esterne più elevate comporterebbe un sovraccosto limitato, dell’ordine del 10%, se integrato sin dalla fase di ristrutturazione, secondo il Perifem.
A tal proposito, Climalife dispone di uno strumento di eco-efficienza, sviluppato da Solstice Advanced Materials e convalidato dal Cemafroid. Tenendo conto di numerosi criteri quali il clima, la superficie del negozio, il prezzo dell’elettricità o la progettazione dell’impianto, questo modello consente non solo di simulare il CAPEX e l’OPEX di un negozio, ma anche il suo impatto ambientale (TEWI).
A seconda del regime di temperatura desiderato e delle temperature ambientali, occorrerà privilegiare i fluidi che presentano la migliore efficienza energetica, il GWP più basso e le pressioni più basse per una stessa applicazione.
Gli episodi di ondata di caldo dimostrano che è necessario ripensare le infrastrutture e progettare sistemi resilienti per gli anni a venire.
Gli investimenti necessari per l’adeguamento alla normativa F-Gas rappresentano un’opportunità per ridimensionare gli impianti in base alle soglie attuali, ad esempio puntando su soluzioni in grado di sopportare 42 °C anziché 32 °C.
Allo stesso tempo, è fondamentale prevedere un piano di climatizzazione nell’ambito di un approccio globale (riscaldamento e raffreddamento) per i negozi che non dispongono di climatizzazione o che hanno impianti obsoleti. Ciò è fondamentale per il comfort dei dipendenti e dei clienti, nonché per la sicurezza alimentare.
In conclusione, le ondate di caldo sono sempre più frequenti e rischiano di diventare la norma in futuro. I negozi che saranno riusciti ad attuare misure che tengano conto di tutti i fattori saranno meno colpiti da guasti tecnici, consumi eccessivi di energia elettrica o addirittura perdite di prodotti alimentari.
Perifem, l’associazione di categoria che riunisce gli operatori tecnici del settore della distribuzione, ha recentemente messo in luce le sfide e le soluzioni per far fronte a queste condizioni climatiche estreme. Sul loro sito web sono disponibili numerose pubblicazioni.